Danilo Iosz

Danilo Iosz

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25 Febbraio 2014 In Interiore 0 commento

Fonte: http://italian.ruvr.ru

Sarà semplice arte oppure c’è qualcosa di reale e misterioso che si cela dietro la rappresentazione delle piramidi? A questa domanda non v’è risposta certa e definitiva ma vi sono indicazioni eloquenti, in tutto il globo, di come la loro particolare forma influisca energeticamente sui luoghi dove vengono costruite oltre ad assumere un significato profondo che va al di là del semplice gusto artistico o culturale.

Il bisogno di creare questi particolari edifici, tramandati sino ai nostri giorni dagli antichi Egizi, trova terreno fertile anche in epoca attuale e si realizza attraverso gli studi di Alexsandr Golod, un ingegnere russo che dal 1990 si occupa di teorie concernenti la cosmoenergetica, lo spiritismo ed altri fenomeni che rientrano nel mondo del paranormale.

Proprio queste particolari ricerche, unite al bisogno di approfondire e capire il mistero che si cela dietro tali costruzioni, hanno condotto Golod ad edificare una vera e propria rete di piramidi (circa una ventina) di varia grandezza, sparse in vari luoghi tra la Russia, l’Ucraina ed altre parti dell’Europa. Queste imponenti strutture (la più grande, situata in Russia, misura 44 metri di altezza per un peso di oltre 55 tonnellate) sono realizzate in fibra di vetro e costituiscono una vera e propria attrazione turistica ma svolgono, secondo il ricercatore, anche una funzione benefica sull’ecologia e sulla salute umana del luogo ove vengono erette.

Secondo Golod, infatti, le piramidi sarebbero in grado di influenzare energeticamente l’ambiente circostante, facendo mutare positivamente l’equilibrio ecologico violato dall’uomo a causa dell’avanzare della civiltà ed intervenendo direttamente sulle persone aiutandole, in modo quasi miracoloso, a risolvere problemi epidemiologici, di alcolismo, tossicodipendenza, di contaminazione dovuta al nucleare e ad agenti chimici immessi nell’aria dalle industrie.

Ma in che modo esse possono influenzare l’ambiente circostante?

Golod spiega che le piramidi sono in grado di rettificare lo spazio mutato dal nostro irrazionale utilizzo delle risorse naturali ed influiscono, attraverso l’emissione di potenti onde energetiche positive, sull’armonizzazione del territorio restituendogli un equilibrio reso precario dall’attività umana. Egli sostiene inoltre che queste emissioni di energia non solo siano in grado di guarire l’ambiente, ma anche le persone: vi sono numerosi esempi, nel nostro passato storico, di guarigioni miracolose ottenute da persone colpite da gravi malattie che, portate e lasciate per un breve periodo all’interno di queste costruzioni, ne fuoriuscivano, successivamente, completamente ristabilite. Tuttavia, pur non essendoci conferme scientifiche che spieghino questi miracoli o i miglioramenti sull’ambiente circostante, Golod è certo che “le piramidi costituiscono un efficace strumento in grado di influire, attraverso la forma e le regole per la loro costruzione, sull’uomo e sulla natura. Le antiche piramidi egizie, dalle quali derivano tutte le altre erette nel mondo, hanno propri obiettivi che noi possiamo solo tentare di individuare”.

Credere o meno nella loro efficacia è quindi una scelta personale che va al di là di semplici credenze religiose o di mode squisitamente culturali: essa rappresenta un vero e proprio percorso di vita che si espleta nel desiderio di conoscere un qualcosa che è posto al di sopra delle nostre conoscenze e che, in qualche modo, riuscirà ad aprire la nostra mente verso l’evoluzione ed il prossimo futuro.

28 Gennaio 2014 In Esteriore 1 commento

L’ultima evoluzione del suo pensiero, lo ha esternato sulla rivista scientifica “Nature”: i buchi neri potrebbero non esistere o perlomeno non essere quello che sinora si è creduto. Non siamo dinanzi ad una improvvisa follia dell’astrofisico più famoso del mondo ma davanti ad un vero e proprio sviluppo delle sue convinzioni sul funzionamento dell’universo.

Se finora un buco nero era sinonimo di un oggetto con una massa tale ed una gravità talmente potente da non permettere nemmeno alla luce di uscire, ora lo stesso viene considerato dallo scienziato come una massa che imprigiona solo momentaneamente l’energia e la materia presente nel cosmo, per poi rilasciarla in una forma più complessa. Questo non vuol dire necessariamente che per l’uomo sia possibile attraversarlo come se fosse un portale o un tunnel di collegamento con altre parti dell’universo o dimensioni ma solo che le particelle che si trovano ad entrare nell’orbita di un buco nero oltre ad essere ingurgitate potrebbero successivamente fuoriuscire dallo stesso in una forma più articolata. Cosa vuole intendere Hawking? Che siamo forse vicini alla conferma di una scoperta epocale? E’ ancora presto per dirlo.

Lo stesso Hawking, in effetti, modera il suo entusiasmo dichiarando che la nuova teoria non è sufficiente a comprendere appieno il meccanismo dei buchi neri: ciò sarebbe possibile soltanto attraverso lo sviluppo di uno studio in grado di unificare tutte le forze presenti nell’universo.

Tutto è cominciato ufficialmente nel 1947. Il 24 giugno di quell’anno il pilota Kenneth Arnold avvistò una formazione di nove oggetti volanti non identificati, in volo sul Monte Rainer, nello stato di Washington. Un evento che portò a coniare il termine UFO (Unidentified Flying Object) adoperato anche oggi. Di lì a poco ci sarebbe stato un altro importante episodio, destinato a creare scalpore in tutto il mondo: il crash di Roswell, avvenuto la notte tra il 2 ed il 3 luglio del 1947. Un mistero conosciuto in tutto il mondo e ancora privo di soluzione. Quest’evento, oltre a segnare l’inizio della cosiddetta “ufologia” pose anche le basi per la nascita del “cover up” cioè l’insabbiamento da parte governativa delle prove sugli UFO. Da quel giorno, le forze armate americane ed i servizi segreti condussero una politica di depistaggio ('debunking') e di insabbiamento ('cover up') sul fenomeno, per celare al mondo la realtà e poter gestire autonomamente in gran segreto il recupero della tecnologia extraterrestre. Secondo alcuni, il cover up venne gestito inizialmente dalla presidenza Eisenhower con la creazione di un gruppo super segreto denominato Majestic 12, al quale venne affidato il compito di studiare e gestire il fenomeno. Al fianco di questa vi era un’altra struttura segreta, l’NSC (National Security Council). Ambedue utilizzavano per le loro operazioni il braccio esecutivo della CIA (Central Intelligence Agency) e del NIA (National Intelligence Authority) che coordinava l’attività dei servizi segreti. Queste organizzazioni, per la gran parte autonome ma riferenti al presidente statunitense, misero in atto vari progetti segreti aventi lo scopo di analizzare a fondo il problema UFO e di valutare i rischi per la sicurezza nazionale del paese. Tra l’altro, esse avevano il compito di provvedere al recupero della straordinaria tecnologia di cui disponevano i dischi volanti togliendo di mezzo ogni traccia lasciata al suolo da queste meravigliose macchine volanti. Il Majestic 12, in particolare, provvedeva alla supervisione delle operazioni e alla successiva assegnazione del materiale recuperato per la riconversione tecnologica ed il conseguente adattamento a quella terrestre (retro ingegneria). Col passare del tempo gli organismi preposti a questo tipo di attività mutarono: venne creata la DIA (Defence Intelligence Agency) al di sotto della quale vennero posti quattro organi esecutivi: la PRU (Psychology Research Unit) con compiti di ricerca nel campo della psicologia e della parapsicologia, il DARPA (Defence Advance Research Project Agency) che si occupava delle supertecnologie applicate alla guerra e sovraintendeva i servizi segreti delle Forze Armate statunitensi e la famigerata Area 51. Ovviamente queste strutture rimasero segrete per molto tempo finché la loro esistenza fu divulgata, ma non confermata, dalla ricercatrice americana Linda Molton Howe che ne parlò in una sua pubblicazione. Cosa si sa oggi di queste strutture? Praticamente quasi nulla. Siamo al cospetto di segreti di altissimo livello, la cui conoscenza è conferita solo a pochissimi eletti. E’ praticamente impossibile verificare cosa accade al loro interno in quanto lo stesso organigramma delle attuali Forze Armate statunitensi è coperto oggi dal segreto militare. Per fortuna, nostra e di tutti coloro che si appassionarono negli anni all’ufologia, alcune fantomatiche “gole profonde” ritenute appartenenti alle gerarchie che contano, cominciarono a “rivelare” alcuni segreti, a scoperchiare il vaso di pandora. Molti di loro, alla fine, si rivelarono semplici truffatori in cerca di notorietà ma altri portarono alla luce particolari inquietanti che solamente chi avesse fatto parte realmente di tali ambienti avrebbe potuto conoscere. Nonostante l’opera divulgatrice di questi insider, la struttura piramidale messa su dal governo statunitense a difesa del segreto continuò ad avere successo. Venne messa in atto una politica di discredito nei confronti di coloro che osavano sfidare il sistema, cercando di divulgare quante più notizie possibili sulla presenza aliena. Questo tipo di attività governativa sortì gli effetti desiderati con la conseguenza che il segreto sugli UFO penetrò ancora più in profondità. Col passare del tempo, anche il controllo presidenziale a questo programma mutò radicalmente: fermo restando il potere decisionale al presidente pro tempore e la sua sovrintendenza a tali organismi, fu di fatto creato una sorta di “governo ombra” che con il tempo avrebbe accresciuto enormemente il proprio potere arrivando a decidere di volta in volta quali cose portare a conoscenza del presidente degli Stati Uniti e quali non erano invece indispensabile che lui conoscesse poiché, a loro dire, rientravano nella competenza diretta degli organismi preposti. Si trattava perciò di una sorta di auto indipendenza, non proclamata, dal governo ufficiale. Questo accadde soprattutto nel 1954 quando alcuni uomini del Gruppo (nel frattempo rinominato 54/12), tra i quali Kissinger e Brzezinski, accrebbero enormemente il loro potere. Di fatto, quindi, pur rimanendo il presidente nominalmente a capo dei vari organismi, il suo “need to know” (la sua necessità di conoscere) venne sminuita per permettere a certi personaggi di agire al di fuori del controllo presidenziale e del Congresso degli Stati Uniti. Nacque quindi uno strano quanto potente connubio dal quale molti presidenti (in primis Eisenhower, ma anche Kennedy ad esempio) vollero mettere in guardia la nazione: Il complesso militare-industriale. Questo termine si riferisce all’insana combinazione di alcuni gruppi industriali con le forze armate ed ai relativi interessi commerciali che ne scaturirono. Come già detto, Eisenhower, fu il primo a denunciarne l’esistenza durante il discorso d'addio alla nazione pronunciato il 17 gennaio 1961, per avvertire del pericolo implicito agli accordi segreti fra potere politico, industria bellica e militari. Questa nuova potenza mondiale continuò a gestire il problema UFO anche negli anni a seguire: da Kennedy in poi la tecnologia ricavata dal presunto recupero di navicelle aliene cadute accidentalmente sul nostro pianeta (o abbattute, probabilmente dai campi elettromagnetici dei nostri radar) venne smembrata dai militari e riconvertita dal complesso industriale in tecnologia da applicare alla tecnologia terrestre, il tutto in maniera compartimentata. Le industrie che ricevano la tecnologia da riconvertire erano completamente all’oscuro sull’origine dei manufatti. Esse dovevano solo pensare a come applicarla a quella terrestre, ricavando nuova tecnologia utilizzabile soprattutto per scopi militari. Come dire, la mano destra non doveva assolutamente sapere cosa faceva la sinistra. Tutto ciò venne finanziato da miliardi di dollari di fondi neri, utilizzati senza il benestare ne il benché minimo controllo del Congresso, che rimase ed è tuttora all’oscuro di tutto. Negli anni ’90 un medico statunitense, il dottor Steven Greer, molto noto negli ambienti ufologici americani, decise di provare a fare qualcosa di concreto con la speranza che la verità venisse finalmente alla luce e resa nota a tutti. Fondò perciò due associazioni private senza scopo di lucro: il CSETI (Centro per gli Studi sull’Intelligenza Extraterrestre) e, successivamente, il Disclosure Project che diede vita ad un programma omonimo avente l’obiettivo di produrre prove ufficiali e testimonianze sui fenomeni UFO negli Stati Uniti e nel mondo. Quest’ultimo, creò aspettative nell’opinione pubblica statunitense e non solo, divenendo un vero e proprio movimento nazionale che portò a risultati fino ad allora mai raggiunti. Effettivamente, grazie ad esso, molti ex appartenenti alle forze armate ed ai servizi segreti, ormai in pensione e svincolati dal segreto, presero coraggio e spinti dal desiderio di svuotare le loro coscienze chiesero al Dott. Greer di essere intervistati e di poter testimoniare dinanzi al mondo le loro passate esperienze, raccontando ciò che fino a quel momento avevano dovuto tacere per motivi di sicurezza nazionale. Fu così che nel 2001, esattamente il 9 maggio, venne organizzato un convegno, denominato appunto “Disclosure Project”, che si tenne a Washington DC nei locali del National Press Club. Qui, sfilarono, uno ad uno, moltissimi testimoni (per la gran parte ex militari) che convinti di abbracciare una giusta causa, cominciarono a parlare delle esperienze di contatto vissute durante la loro carriera, degli incarichi riservati svolti in servizio, della reale esistenza di razze aliene in visita al nostro pianeta, del recupero di navicelle provenienti dallo spazio, dell’applicazione della loro tecnologia alla nostra (retro ingegneria) e della scoperta di nuove fonti di energia completamente gratuite che avrebbero cambiato il destino dell’umanità ma che in realtà rimasero segrete, per scopi che possiamo ben immaginare, sotto il controllo del cosiddetto “governo ombra”. A tale convegno, tra gli altri, presero parte numerosi personaggi oggi famosi: - John Callahan, Capo Divisione Incidenti e Investigazioni per la FAA (l’ente federale che sovrintende la sicurezza al volo negli USA) in Washington, negli '80 (in pensione); - Graham Bethune, pilota comandante della marina (US Navy) in pensione; - Robert Salas, capitano USAF, ufficiale di lancio dei missili Minuteman, testimone dell'incidente di Malmstrom (Montana) del 16 marzo 1967; - John Maynard, sergente in pensione della DIA (Defence Intelligence Agency); - Karl Wolf, sergente USAF, con autorizzazione Crypto Top Secret a Langley, Virginia; - Donna Hare, impiegata NASA (Philco Ford Aerospace, 1967- 81); - George Filer III, maggiore USAF e pilota in pensione, che riportò, tra le altre cose, anche notizie sul famoso avvistamento di Teheran del 1976; - Clifford Stone, Sergente di prima classe US Army, testimone di vari UFO Crash e a suo dire inserito in un programma segreto con compiti di recupero sul campo della tecnologia aliena; - Dr. Carol Rosin, che raccontò il suo incontro con Von Braun e le confessioni da lui fatte, nell’ultimo periodo della sua vita, sull’esistenza aliena e sulla pericolosità del connubio tra i militari e il complesso industriale. Contestualmente, il dottor Greer preparò un documento similare intitolato “Disclosure Project Briefing Document (tradotto oggi in italiano dal sottoscritto e liberamente scaricabile dal mio blog, Disclosureprojectufo) redatto appositamente per la stampa, per il governo degli Stati Uniti e per la comunità scientifica, contenente una selezione di informazioni concernenti il fenomeno UFO/ET, alcune sollecitazioni all’azione, informazioni di carattere generale, un elenco di documenti, testimonianze e prove di reali avvistamenti da parte di appartenenti ad enti governativi e militari nonché una selezione di documenti provenienti da fonti governative acquisiti grazie alla legge sulla libertà d’informazione. Lo scopo di tale documento fu quello di fornire ai destinatari una panoramica generale in merito alla possibile quanto necessaria divulgazione al pubblico della complessa questione UFO/Intelligenze Extraterrestri ed una serie di raccomandazioni e di suggerimenti utili su come procedere. Facendo riferimento alle varie implicazioni che la questione UFO/ET aveva sul nostro pianeta e sui loro abitanti, le prove presentate dovevano servire a: - provare che siamo realmente visitati da civiltà aliene, provenienti dallo spazio; - che la questione UFO costituisce il programma segreto più compartimentato esistente negli Stati Uniti e nel mondo; - che i progetti derivanti dall’applicazione di opere di retro ingegneria alla tecnologia aliena recuperata sono sfuggiti al controllo del governo americano, del Congresso degli Stati Uniti e degli altri governi istituzionali del mondo; - provare che alcune navicelle provenienti dallo spazio sono state abbattute e recuperate dalle forze armate e dai servizi segreti, fin dal 1940 e forse anche dal 1930; - provare che i progressi tecnologici derivanti dall’applicazione alla tecnologia terrestre di manufatti alieni, hanno prodotto innumerevoli passi avanti nella propulsione antigravità; - provare che questi progetti segreti ed ultra classificati, hanno a disposizione dispositivi di antigravità e fonti di energia gratuite ed inesauribili che, se rese note ed utilizzate per scopi pacifici, porterebbero la civiltà umana verso nuovi scenari ed un nuovo futuro. Nonostante i coraggiosi sforzi, intrapresi dal Dottor Steven Greer e dalle sue organizzazioni, tuttora attive sul campo, i risultati non furono però quelli sperati. Il disclosure totale non avvenne. Il tentativo di smuovere totalmente l’opinione pubblica e le legittime autorità fu reso vano dal potere ormai smisurato di coloro che detenevano il segreto. L’opera di discredito e di insabbiamento della verità, pur con alcune eccezioni, continuò ad avere la meglio sulla verità. Resta comunque certo, che il Disclosure Project ed in particolare il Disclosure Project Briefing Document costituisce una pietra miliare per l’ufologia, un documento basilare dal quale partire per comprendere appieno le varie e complesse sfaccettature della questione UFO/ET. Ed è consigliabile, se non indispensabile, per coloro che sono interessati alla problematica e all’approfondimento, conoscere appieno tale opera divulgativa. Ma com’è la situazione attuale? Non molto diversa da quella che già conosciamo. Le varie amministrazioni che si susseguirono nel tempo e nella storia americana non riuscirono a squarciare il “muro di gomma” che avvolgeva il segreto sugli alieni e sugli oggetti non identificati. Da Carter a Reagan passando per i Bush, tutti rimasero comodamente ancorati alle loro poltrone poste sul tetto del mondo, promettendo di dire la verità durante le loro campagne elettorali ma accettando allo stesso tempo di essere “pedine” di un sistema molto più potente di qualsiasi uomo al mondo, persino del presidente degli Stati Uniti. Di fatto, quindi, il segreto venne perpetrato, il muro rimase intatto ed è rimasto tale fino all’attuale amministrazione Obama, considerato (non so fino a che punto) l’uomo della speranza. Sostanzialmente però, anche con il nuovo presidente nulla è cambiato, almeno finora. Nonostante le promesse fatte in campagna elettorale, dove disse: “non nasconderò mai la verità perché scomoda” e la firma, il giorno dopo il suo insediamento, di alcuni documenti che fecero presumere una riforma radicale del sistema di rilascio e dell’accessibilità alle informazioni (rimasta però invariata), la storia non mutò. Nei primi giorni della sua presidenza, Obama, ricevette, come tutti i suoi predecessori, un briefing sulla situazione ufologica mondiale. E sapete chi ne fu l’autore? Niente di meno che il Dott. Steven Greer del Disclosure Project! Ma il risultato fu il silenzio totale. Anzi, vi dirò di più: il FOIA fu letteralmente aggirato con una tattica ben precisa: essendo la legge sulla libertà d’informazione valida solo per le Agenzie governative e pubbliche, si pensò bene di immagazzinare i dati relativi alla questione UFO negli archivi del NORAD (North American Aerospace Defence) che essendo un apparato militare è al di sopra della legge d’informazione! Il risultato fu quindi la salvaguardia del segreto. Nonostante gran parte degli appassionati auspichi ancora da parte del Presidente americano un’apertura totale e veda in lui l’uomo della svolta e della divulgazione finale, molti addetti ai lavori, statunitensi e non, sono oggi molto scettici su un totale azzeramento del segreto. Questo perché il disclosure totale sarebbe dannoso per il mantenimento degli equilibri politici interni ed internazionali del governo americano. Cosa direbbe il popolo statunitense (e quello del resto del mondo) se, improvvisamente, Barack Obama convocasse una conferenza stampa ammettendo che è tutto vero e che i governi mondiali, in primis quello americano, hanno tenuto segreta la verità per oltre sessant’anni? Come reagirebbe l’opinione pubblica sapendo che esistono forme di energia gratuite e, soprattutto rinnovabili, in grado di risolvere in pochi anni il problema della povertà, della schiavitù dal petrolio e dai combustibili fossili, dall’inquinamento, dalle guerre e quindi dall’autodistruzione? Continuerebbe ad avere fiducia nel governo e nel loro presidente? O si scatenerebbe il putiferio, creando il caos ovunque? Sono proprio questi i motivi per cui, credo, un totale disclosure non potrà mai avvenire, almeno per ora. Ma forse una divulgazione graduale, si. Quello che è oramai assodato è che negli ultimi tempi c’è stato un cambiamento radicale da parte dell’opinione pubblica nei confronti del problema UFO/Alieni. Gran parte delle persone oggi crede, direi in maniera consapevole, che lassù da qualche parte qualcuno ci visiti quotidianamente a bordo di meravigliose navicelle spaziali che effettuano talvolta incredibili evoluzioni dinanzi ai nostri occhi. Tale convinzione è avvalorata non solo da testimonianze sempre più credibili, surrogate da filmati e fotografie, ma anche dall’ormai incessante interesse dimostrato dai media nell’occuparsi della questione. Oggi, gli UFO fanno notizia, eccome! Una volta, chi parlava di incontri con alieni e navicelle provenienti dallo spazio era deriso e considerato un visionario, un pazzo, e veniva deriso dai media. Oggi, invece, la situazione si è completamente capovolta, segno che qualcosa in effetti è mutato. Credo che coloro che controllano il segreto si siano resi conto che le persone comuni sono ormai in grado di supportare la verità sull’esistenza di vita nell’universo. Per questo motivo sembrerebbe apparentemente che sia stato dato inizio ad un programma divulgativo controllato, una sorta di acclimatazione delle masse che culminerà, un giorno più o meno prossimo, nell’ammissione della realtà aliena. In questo programma tutte le forze in gioco hanno il medesimo compito: quello di non screditare più apertamente chi testimonia avvistamenti o parla di incontri con esseri di altri pianeti. Al contrario, invece, l’informazione deve girare, essere divulgata (anche se fasulla o inesatta) perché solo attraverso la conoscenza e quindi l’aumento della consapevolezza umana le masse potranno accettare la realtà di non essere più gli unici esseri viventi dell’universo. Tale atteggiamento è sicuramente più accettabile da parte della popolazione rispetto alla perpetrazione del segreto, non credete? Anche la religione attraverso la Chiesa, finora molto chiusa su questo argomento, ammette oggi la possibilità di vita nell’universo: come disse Mons. Balducci durante una famosa intervista, anche loro, in fondo, sono esseri creati da Dio e quindi nostri fratelli. La Bibbia è piena di indicazioni sulla loro esistenza! E ce lo dite solo ora? Quello che conta, comunque è che la verità prima o venga alla luce. Prendiamo coscienza del cambiamento che sta lentamente avvenendo, un mutamento che partendo dal nostro io interiore ci porterà a compiere un salto dimensionale senza precedenti. Prepariamoci quindi a questa evenienza: il ruolo che ci aspetta nel futuro è quello di cittadini di un universo che finora non abbiamo mai esplorato…